Comunità energetiche e autoconsumo: ecco le novità

comunità energetiche

Le comunità energetiche rappresentano una forma di aggregazione e condivisione di responsabilità e benefici connessi alla realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica. Gruppi di cittadini, condomini dello stesso palazzo, commercianti o piccoli imprenditori dello stesso distretto potranno investire tutti insieme in un impianto fotovoltaico o eolico e dividere tra loro l’energia così prodotta. Energia che potrà essere “autoconsumata”, ma anche immessa nella rete o immagazzinata negli accumuli per essere utilizzata successivamente.

Scopriamo insieme le novità introdotte da Settembre.

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Gli incentivi

Le comunità energetiche sono state recentemente incentivate dal DL Rilancio. L’articolo 119, comma 16-bis, prevede che l’esercizio di impianti fino a 200 kW da parte di comunità energetiche rinnovabili (anche costituite in forma di parte di condomìni) non costituisce svolgimento di attività commerciale abituale.

Il 15 settembre, il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha firmato un decreto attuativo che fissa gli incentivi riconosciuti per l’energia autoconsumata. L’energia elettrica prodotta da ciascuno degli impianti a fonti rinnovabili ha diritto, per un periodo di 20 anni, ad una tariffa incentivante in forma di tariffa premio pari a:

a) 100€/MWh nel caso in cui l’impianto di produzione faccia parte di una configurazione di autoconsumo collettivo;

b) 110€/MWh nel caso in cui l’impianto faccia parte di una comunità energetica rinnovabile.

Inoltre, fra il contributo Arera, l’incentivo del Mise e il Prezzo Unico Nazionale, si arriverà a un valore di 150-160 euro al MWh sull’energia autoconsumata da impianti a fonti rinnovabili.

L’intera energia prodotta e immessa in rete resta nella disponibilità del referente, con facoltà di successiva cessione al GSE, fermo restando l’obbligo di cessione previsto per l’energia elettrica non autoconsumata o non condivisa, sottesa alla quota di potenza che acceda al Superbonus. La tariffa incentivante non si applica peraltro all’energia elettrica derivata dalla quota di potenza di impianti fotovoltaici che ha fruito del Superbonus, per la quale resta fermo il diritto al contributo per l’autoconsumo collettivo nonchè l’obbligo di cessione.

Cumulabilità

La realizzazione di impianti a fonte rinnovabile (non necessariamente solo fotovoltaici) è agevolata con la detrazione del 50% sulle spese sino ad un massimo di 96.000€ per l’intero impianto. Se inseriti all’interno di un intervento di riqualificazione energetica con interventi trainanti, sulla spesa sostenuta sino a 20 kW di potenza si potrà godere della detrazione del 110% e sulla quota parte eccedente di una detrazione del 50%, sempre nel previsto limite massimo di spesa.

Non è possibile cumulare la tariffa incentivante con altri bonus. Esiste la cumulabilità solo con la detrazione del 50% (prevista dall’articolo 16-bis, comma 1, del Dpr 917/1986), e con la detrazione del 110%, con i limiti e gli obblighi previsti dallo stesso decreto Rilancio.

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Fonti: il Sole 24 ore e Solare B2B

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