Comunità energetiche: la situazione attuale in Italia

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A novembre 2020, il decreto Milleproroghe del ministero dello Sviluppo Economico da finalmente il via ad un nuovo modello di condivisione dell’energia: le Comunità energetiche.  Queste consentono di utilizzare l’energia elettrica anche ad altri consumatori locali, siano essi cittadini o edifici della stessa PA. Per la realizzazione e la gestione delle stesse, possono contare su una normativa definita e su soluzioni tecnologiche mature e innovative.

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Diamo uno sguardo all’attuale situazione italiana

In questi primi mesi, le comunità rinnovabili attive sono circa 20. Le installazioni risultano essere per lo più di taglia compresa tra i 20 e i 50 kWp. Si caratterizzano per l’elevata flessibilità in termini di soggetti coinvolti e di configurazione.

La gestione impiantistica è prerogativa di sistemi di monitoraggio sempre più intelligenti, in grado di ottimizzare i flussi energetici e gli scambi tra i membri della comunità. Inoltre, mettono in evidenza (in tempo reale) tutti i dati relativi al consumo, produzione e scambio di energia. Ne è un esempio il kit di monitoraggio di Higeco Energy ideato ad hoc per le comunità energetiche. Questo è in grado di dialogare in tempo reale con la piattaforma in cloud accessibile su differenti livelli: amministratore, membro o visitatore.

Non mancano però alcuni ostacoli burocratici e di accettazione sociale. I tetti, infatti, presentano spesso spazi ridotti, ma per realizzare una comunità energetica è necessario installare impianti anche superiori ai 20 kWp. Inoltre, gli iter di realizzazione delle comunità energetiche sono lunghi e complessi.

Altro aspetto critico è legato al Superbonus. Secondo alcuni operatori, la maxi agevolazione, a carattere temporaneo, avrebbe spostato l’attenzione su di sé mettendo in ombra il meccanismo delle comunità energetiche, con orizzonte temporale molto più ampio.

Il ruolo degli enti locali: vantaggi e step di realizzazione

Le comunità energetiche possono anche contare sulle iniziative e progetti della Pubblica Amministrazione e di enti territoriali come comuni e regioni. Tanti sono i vantaggi, economici e ambientali, legati ad una comunità energetica:

  • Miglioramento dell’efficienza energetica: questo contribuisce a combattere la povertà energetica;
  • Risparmio in bolletta: più energia si autoconsuma e più si riducono i costi delle componenti variabili della bolletta (quota energia, oneri di rete e relative imposte quali accise e IVA);
  • Valorizzazione dell’energia prodotta grazie ai meccanismi incentivanti, ovvero lo Scambio sul Posto, il Ritiro Dedicato e il Decreto Ministeriale Isole Minori;
  • Agevolazioni fiscali: l’energia elettrica prodotta da ciascuno degli impianti a fonti rinnovabili ha diritto, per un periodo di 20 anni, a una tariffa incentivante pari a 100 euro al MWh (autoconsumo collettivo) e di 110 euro al MWh (comunità energetica);
  • Riduzione degli impatti ambientali, quali emissioni di CO₂ o di altri gas clima alteranti.

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Il percorso di realizzazione della comunità energetica può essere schematizzato in quattro fasi principali:

  1. Previsione di uno studio di fattibilità, con l’individuazione del sito per l’installazione del fotovoltaico, la verifica della geografia delle cabine secondarie entro cui sviluppare il progetto e le analisi preliminari per massimizzare il match tra produzione e autoconsumo istantaneo.
  2. Effettuare la raccolta delle adesioni, l’analisi dei dati di consumo reali, la progettazione preliminare dell’impianto fotovoltaico, il perfezionamento di statuto e regolamento.
  3. La realizzazione dell’impianto fotovoltaico, il collaudo e la messa in esercizio.
  4. Attivazione della comunità energetica rinnovabile e al percorso di formazione per abilitare le risorse locali alla gestione della comunità energetica.

FONTE: Solare B2B

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