Comunità energetiche: quando l’investimento risulta conveniente? Disamina di casi concreti

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COMUNITÀ ENERGETICHE – Una comunità energetica rinnovabile può essere definita come un gruppo di privati, PMI, enti territoriali o autorità locali che volontariamente si costituiscono in forma giuridica allo scopo di produrre e condividere energia attraverso impianti da fonti rinnovabili in forma collettiva. Ciascuno dotato di contratto di fornitura dell’energia elettrica, con punti di connessione alla stessa cabina secondaria.

Le possibili configurazioni sono due: one-to-many, ossia un solo impianto di produzione/prosumer (eventualmente dotato di accumulo) per una pluralità di consumatori; oppure many-to-many, più impianti produzione/prosumer (eventualmente dotato di accumulo) condivisi con più consumatori.

Superbonus 110% e detrazione fiscale del 50% sono incentivi cumulabili.

1 – Quadro normativo delle comunità energetiche

La normativa di riferimento di compone della:

  • Direttiva 2009/29/CE: pacchetto «clima-energia 20 / 20 / 20». Misure di contrasto al cambiamento climatico per il periodo successivo al termine di applicazione del Protocollo di Kyoto. -20% di emissioni di gas serra; +20% di produzione energetica da fonti rinnovabili; aumento del 20% di quota di risparmio energetico.
  • Direttiva EU 2018/2001 (RED II): definizione degli obiettivi al 2030 di produzione di energia da fonti rinnovabili e segue gli impegni di riduzione del 40% rispetto al 1990 delle emissioni climalteranti. Aumento del 32% della quota di produzione energetica da fonti rinnovabili in tutta Europa; +1,5%/anno quota di uso di energie rinnovabili per riscaldamento/raffrescamento; aumento del 14% quota di utilizzo di fonti rinnovabili per i trasporti. Inoltre tende a favorire interventi per l’aumento dell’autoconsumo e dell’autosufficienza energetica (Art. 21: «Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente»; Art 22: «Comunità energetiche rinnovabili»).

Il recepimento italiano è contenuto nel Decreto «Milleproroghe» (DL n.162 del 30 Dicembre 2019), art. 42-bis, nella Legge n.8 del 28 Febbraio 2020, art. 42.bis, ARERA, Deliberazione n.318-R-EEL del 4 Agosto 2020 e nel DM (MISE), Decreto «Comunità energetiche».

2 – Potenzialità di mercato

Le comunità energetiche in Italia hanno un potenziale di sviluppo importante. La diffusione delle stesse, infatti, potrebbe portare all’installazione di oltre 3,5 GW di impianti fotovoltaici. Possono quindi contribuire in maniera significativa al raggiungimento dell’obiettivo fissato dal PNIEC.

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Configurazioni delle Comunità Energetiche

Elettricità Market Report 2020” dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano dedica un ampio approfondimento alle Energy Community. Sono quattro le nuove configurazioni introdotte, riassume il rapporto:

  1. “Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente” (all’interno dello stesso edificio o condominio);
  2. “Comunità Energetiche Rinnovabili”;
  3. “Clienti attivi consorziati”;
  4. “Comunità Energetiche di Cittadini”.

Per analizzare gli investimenti tecnologici utili a sviluppare una configurazione di autoconsumo collettivo di energia rinnovabile o di comunità energetica rinnovabile, le configurazioni tecnologiche identificate dal rapporto sono:

  • “Pura condivisione”: configurazioni in cui è esclusivamente prevista l’installazione di un impianto di generazione FER per condividere virtualmente l’energia tra i membri;
  • “Pura condivisione digital”: configurazioni in cui è prevista l’istallazione, oltre che dell’impianto fotovoltaico, di dispositivi di misura presso ciascun POD e di una piattaforma di monitoraggio;
  • “Condivisione ottimizzata” : configurazioni che prevedono anche la presenza del sistema di storage, che consente in primo luogo di aumentare il livello di energia prodotta dall’impianto FER e condivisa all’interno della configurazione;
  • “Condivisione smart”: configurazioni che prevedono anche la presenza dell’infrastruttura tecnologica che abilita la partecipazione al Mercato dei Servizi di Dispacciamento da parte delle risorse “flessibili” disponibili e dell’infrastruttura per la ricarica dei veicoli elettrici.

Le componenti reddituali

Andiamo ad elencare i vantaggi di far parte di una comunità di autoconsumo. Il GSE erogherà ad un produttore individuato come referente un contributo a restituzione delle componenti non dovute della bolletta per l’energia condivisa.

A ciascun produttore, invece, sarà dato un incentivo esplicito. Si può delegare la comunità ad incassare tutto. I proventi verranno poi redistribuiti con accordi privati e l’incentivo sarà cumulabile con le detrazioni fiscali.

3 – Casi concreti

Andiamo ad analizzare casi concreti di applicazione delle comunità energetiche. “Elettricità Market Report 2020” dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano individua 6 ambiti (condominio, centro commerciale, quartiere residenziale, quartiere misto, area urbana mista, distretto industriale).

In quale contesto le comunità energetiche risultano essere più efficienti? I parametri di giudizio sono: l’IRR (tasso di rendimento: più elevato risulterà e maggiore risulterà la convenienza dell’operazione di investimento) e il PAY BACK (il tempo di rientro dell’investimento).

CONDOMINIO

L’investimento “autonomo”, totalmente a carico delle utenze energetiche, risulta conveniente in quanto l’impianto gode di agevolazioni fiscali quali il Superbonus 110% e la detrazione del 50%. Quindi è un investimento che ha valori di ritorno economico positivi.

Viceversa, nel caso in cui l’investimento è totalmente a carico del developer, non risulta conveniente, poiché non può accedere all’agevolazione fiscale prevista per il privato. Per concludere, l’autoconsumo collettivo è conveniente laddove l’investimento venga effettuato dai privati e ci sia un elevato tasso di energia condivisa.

CENTRO COMMERCIALE

La configurazione relativa al centro commerciale presenta economics molto interessanti, sia nello scenario di investimento autonomo che in quello a carico del developer. Ciò in virtù del fatto che il livello di condivisione dell’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico, all’interno del caso simulato, è prossimo al 100%.

AMBITO URBANO

Per quanto riguarda la creazione di configurazioni di comunità energetiche rinnovabili in ambito urbano (Quartiere residenziale, Quartiere misto ed Area urbana mista), i casi in cui l’investimento sia totalmente a carico del developer, presentano economics negativi in virtù della impossibilità per tali soggetti di accedere alle agevolazioni fiscali sull’investimento sostenuto. Viceversa, risulta interessante l’investimento autonomo da parte delle
utenze energetiche.

QUARTIERE RESIDENZIALE

Il Quartiere Residenziale non mostra economics particolarmente soddisfacenti in quanto (ipotesi conservativa) le utenze energetiche coinvolte non possono installare impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici. In caso contrario, con la possibilità di beneficiare delle detrazioni fiscali, si avrebbe con un impatto fortemente positivo, ulteriormente amplificato dalla possibilità di autoconsumare fisicamente una parte dell’energia prodotta dall’impianto o dagli impianti.

AREA URBANA MISTA

Per quanto riguarda l’Area Mista – in cui si prevede che un’utenza industriale si faccia promotrice dell’iniziativa e coinvolga altre utenze energetiche residenziali ad essa prossime – al di là della mera convenienza economica vi sono ricadute “sociali” positive sulla comunità locale, che si traducono in buona immagine.

DISTRETTO INDUSTRIALE

Il distretto industriale mostra l’IRR più elevato, pari al 14-15% nel caso di investimento a carico del developer, e a circa il 19% se sostenuto dalle utenze energetiche. Ciò è dovuto agli elevati livelli di condivisione dell’energia prodotta dagli impianti di generazione.

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Fonti: Webinar “Comunità Energetiche” 4Energy in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Ascoli Piceno

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