Comunità Energetiche Rinnovabili, prospettive e criticità

Comunità Energetiche Rinnovabili, prospettive e criticità

Presto sarà operativo il Decreto sulle Comunità Energetiche Rinnovabili. Mancano soltanto la pubblicazione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) e le direttive del Gse. Alla luce del quadro normativo, è lecito interrogarsi su quali possono essere gli scenari futuri.

In riferimento al nuovo Decreto, si riscontrano alcune problematiche, anche logistiche. Conseguentemente è bene procedere con un’attenta valutazione dei caratteri e delle agevolazioni, indirizzate a imprese, comuni e privati.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili per le imprese

Una delle novità introdotte è quella sul limite all’utilizzo della tariffa incentivante per le imprese, fissato al 55%. Emerge, infatti, che la Cer presuppone il fatto che almeno il 50% circa dell’autoconsumo collettivo provenga da un utente di tipo residenziale, non da imprese. Risulta, allora, rafforzato il concetto secondo cui la comunità energetica viene vista come un qualcosa che deve portare benefici ai singoli cittadini, non alle singole imprese. Questo aspetto porterà, con molta probabilità, a ripensare alcuni modelli legati soprattutto a distretti industriali o a realtà composte prevalentemente da imprese. Ne consegue che l’attività tenderà a soddisfare il proprio fabbisogno energetico con un impianto fotovoltaico in autoproduzione, piuttosto che in condivisione.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili di matrice pubblica e il limite temporale per il PNRR

Il modello voluto dall’Europa è quello di una comunità energetica realizzata con la partecipazione dei cittadini. L’obiettivo per il PNRR sono circa 2 miliardi di euro di fondi che vengono allocati alle comunità che nascono all’interno dei comuni con meno di 5.000 abitanti. L’agevolazione del 40% in conto capitale prevista si accompagna ad una decurtazione dell’incentivo di pari proporzione.

Il suddetto obiettivo va raggiunto entro il 2026. Si deve tenere in considerazione, però, che costituire una Cer è un processo che richiede tempo e il 2026 non è un orizzonte poi così lontano. Dopotutto, ciò che connota una Cer è proprio la partecipazione di più soggetti di natura diversa. I processi burocratici, autorizzativi, decisionali non sono un punto a vantaggio delle Cer di iniziativa popolare.

Con il nuovo decreto si assegna anche una capacità di 5 GW entro il 2027. Questo in totale poiché sono compresi sia le configurazioni incentivate solo con la tariffa, sia i 2 GW finanziati con i fondi PNRR per le Cer nei piccoli comuni, da usare entro il 2026. Da un lato, è alta la probabilità che questo volume venga raggiunto dato che c’è stato un processo di preparazione dei comuni pregresso. Dall’altro, nell’ambito pubblico, i tempi tendono sempre a dilatarsi e si corre il rischio di perdere parte dei fondi.

Autoconsumo collettivo

Oltre le difficoltà riscontrabili, al privato e ai condomini sono riservate le maggiori e migliori prospettive. Diversamente dalle imprese, in questo contesto vanno considerate la facilità e la velocità di realizzazione progettuale e, dunque, la comunità energetica può avere un impulso importante. Per sua natura, il condominio è già una prima comunità energetica. Si parla però di autoconsumo collettivo e non di comunità energetica in quanto il soggetto beneficiario esiste da subito, più persone che vivono sotto lo stesso tetto.

Generalmente succede che, la superficie del tetto di un condominio di piccola e media taglia (tra i 10 e 20 appartamenti) non è sufficiente per ospitare impianti fotovoltaici per i singoli appartamenti. Così, realizzare un impianto comune grazie agli incentivi delle Cer può essere un’ottima soluzione. Si pensi anche all’aspetto remunerativo dell’investimento, tenendo conto che il recupero fiscale è del 50% per 10 anni.

Se si somma questa agevolazione fiscale agli incentivi previsti per l’autoconsumo collettivo, generalmente i tempi di rientro dell’investimento sono intorno ai 5 anni per un impianto da 20 kW.

Nel caso invece di condomini che ospitano punti vendita, allo stato attuale non ci sono agevolazioni fiscali. Nel condominio di imprese, di solito, conviene realizzare un impianto fotovoltaico che sia agganciato al pod del condominio e non un autoconsumo collettivo.

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