Crescono in Italia le vendite di Inverter ibridi

Sempre più intelligenti, sempre più orientati al futuro. Crescono in Italia le vendite di inverter ibridi soprattutto nel segmento dei nuovi impianti di taglia residenziale. Il prezzo ancora alto delle batterie e le complesse certificazioni richieste dal mercato italiano rischiano però di limitarne il potenziale.

Gli inverter ibridi

Gli inverter ibridi sono i convertitori che, grazie a specifiche funzioni integrate al loro interno, possono gestire sia l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico sia la carica delle batterie dell’accumulo.

I dispositivi si identificano con la connessione lato produzione DC, quindi in corrente continua.

L’inverter ibrido, collegato direttamente  all’impianto fotovoltaico, gestisce lo storage e la produzione di energia da parte dei moduli in un’unica macchina. A differenza dei sistemi lato AC, le batterie sono collegate in corrente continua. Questa configurazione garantisce minori dispersioni e maggiore efficienza, che negli inverter ibridi riesce a raggiungere percentuali anche superiori al 98%.

Trend di crescita positivo: le motivazioni

Secondo quanto emerge dai dati dell’osservatorio di ANIE Rinnovabili sui sistemi di accumulo, che conta 18.036 sistemi di storage complessivi installati in Italia fino a marzo 2019, per una potenza totale di 80,2 MW e una capacità di accumulo di 167,7 MWh, il 60% dei dispositivi fa proprio riferimento alle macchine installate con la configurazione lato produzione DC, mentre solo il 13% ai dispositivi lato produzione AC e il 28% lato post produzione.

1- Peculiarità di carattere tecnico

Ad oggi il 99% dei sistemi di accumulo presenti in Italia fa riferimento a dispositivi con taglia fino ai 20 kW, e quindi allo storage per impianti fotovoltaici di taglia residenziale. A differenza della connessione lato AC, che mantiene inalterata la configurazione dell’impianto fotovoltaico esistente grazie all’aggiunta di un inverter con sistema di accumulo (configurazione ideale per interventi di retrofit), la connessione lato DC viene sempre più considerata nell’installazione di nuovi impianti.

2- Peculiarità di carattere commerciale

Questi convertitori predisposti per il dialogo con i sistemi di accumulo offrono la possibilità di collegare la batteria in un secondo momento, senza impattare sulla configurazione dell’impianto.

Ancora oggi in molti casi, quando gli installatori propongono lo storage in abbinata all’impianto fotovoltaico, succede che il cliente finale possa fare un passo indietro, soprattutto per il costo considerato troppo elevato delle batterie. L’installatore, a sua volta, pur di non perdere la commessa, propone in prima battuta l’installazione dell’impianto fotovoltaico posticipando il collegamento della batteria in un secondo momento, in attesa ad esempio di un ulteriore calo dei prezzi o del lancio di nuovi bandi regionali per beneficiare delle risorse messe a disposizione.

3- Normativa più chiara

Fino a due anni fa la normativa che regolamentava l’installazione di sistemi di storage su impianti esistenti non era molto chiara. Sebbene le regole tecniche del GSE relative all’integrazione dello storage nel sistema elettrico siano disponibili da metà 2017, solo a marzo 2018 era stato pubblicato online  l’applicativo Siad che definiva le modalità di comunicazione dei sistemi di accumulo integrati agli impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia. Dopo i chiarimenti del Gestore, qualcosa ha iniziato a muoversi. Nel 2018 sono stati installati in Italia 1.719 sistemi di storage su impianti fotovoltaici incentivati, in crescita dell’81% rispetto ai 945 dispositivi del 2017.  Inoltre, iniziano a crescere anche gli interventi di integrazione dei sistemi di accumulo sugli impianti incentivati.

Taglia residenziale e non solo

I produttori che oggi dispongono in gamma di inverter ibridi guardano con interesse anche alle installazioni di taglia superiore ai 20 kWp (capannoni e piccole e medie imprese). Ci sono quindi produttori di inverter e sistemi di accumulo che hanno affiancato ai modelli monofase anche inverter ibridi trifase adatti proprio all’integrazione con sistemi di accumulo nelle installazioni di taglia maggiore.

Revamping

Il mercato del fotovoltaico in Italia è temporalmente vicino alla fine vita degli inverter installati negli anni del boom (triennio 2009-2011). Ci sono installatori che, nei casi in cui debba essere sostituito l’inverter guasto o malfunzionante, non propone più l’inverter tradizionale, bensì una macchina ibrida, focalizzandosi sui vantaggi che ne possono derivare in termini di funzionalità e prestazioni.

I nuovi inverter potranno svolgere un ruolo di primo piano nei prossimi anni, soprattutto all’interno di aggregatori e comunità energetiche, grazie alla possibilità, in abbinata con lo storage, di offrire servizi a supporto della rete elettrica.

 

Fonte: Solare B2B – novembre 2019

 

Ti potrebbe interessare:

0 Comments