Smaltimento dei pannelli fotovoltaici: la normativa

Oggi, in Italia, la prassi per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici gode di un apparato normativo che ben orienta gli operatori del settore. In questo articolo andremo proprio a definire nel dettaglio la normativa, i costi e le procedure di smaltimento moduli a fine vita.

Procedure di smaltimento dei pannelli fotovoltaici

Alla fine della loro lunga vita i moduli fotovoltaici sono piuttosto semplici da smaltire o riciclare. Le materie prime che li compongono sono infatti tutte largamente utilizzate in diversi ambiti produttivi. Non è impossibile trovare il modo di reimpiegarle.

La maggior parte dei moduli fotovoltaici che sono in procinto di essere smaltiti appartiene a impianti che sono stati incentivati attraverso uno dei cinque Conti Energia. Il GSE, per quello che concerne tale tipo di installazioni, ha trattenuto o trattiene una parte dell’incentivo dovuto ai proprietari degli impianti a scopo cautelativo. Nello specifico, sono finalizzati a garantire che le risorse finanziarie per lo smaltimento dei pannelli che lo compongono siano sempre disponibili. Tutte le somme trattenute dal GSE vengono poi rimborsate una volta che il Soggetto Responsabile dell’impianto informa il Gestore dell’avvenuta procedura di smaltimento secondo i criteri indicati dalla normativa.

Occorre distinguere fra pannelli fotovoltaici “domestici” e pannelli fotovoltaici “professionali”. Le procedure che attengono allo smaltimento dell’una e dell’altra categoria sono differenti.

Moduli FV “domestici” e moduli FV “professionali”

Definizione

Secondo il Decreto Legislativo 49 del 2014, sono considerati moduli “domestici” quelli provenienti da un impianto con potenza nominale inferiore ai 10 kWp; moduli “professionali” quelli che facevano parte di un’installazione con potenza uguale o superiore a 10 kWp.

Meccanismo di smaltimento dei pannelli fotovoltaici

smaltimento

Per gli impianti che godono dell’incentivazione prevista dal I, II, III Conto Energia, nonché dal IV Conto Energia, ma solo per gli impianti entrati in esercizio fino al 30 giugno 2012 e dal V Conto Energia, esclusivamente per le installazioni con caratteristiche innovative e gli impianti a concentrazione, il meccanismo è il seguente:

  • moduli “domestici”: il GSE trattiene dagli incentivi 12 euro a modulo per ciascun modulo. Tale cifra viene trattenuta solo una volta lungo l’arco della vita dell’impianto e precisamente il 15mo anno di erogazione dell’incentivo. Una volta giunti alla fine della loro vita produttiva devono essere trasferiti presso un Centro di Raccolta Autorizzato. Spese smaltimento a carico del produttore dei moduli;
  • moduli “professionali” quelli che facevano parte di un’installazione con potenza uguale o superiore a 10 kWp. Il GSE trattiene dagli incentivi 10 euro, ma frazionati in dieci anni a partire dall’undicesimo per finire al ventesimo anno di incentivazione. Una volta giunti alla fine della loro vita produttiva devono essere trasferiti presso un impianto di trattamento che sia iscritto al Centro di Coordinamento Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). 

Per gli impianti del IV Conto Energia realizzati a partire dal 1° luglio 2012, per quelli del V Conto Energia e per quelli che non godono di incentivi la procedura si fa molto più semplice (è regolamentata da un Disciplinare Tecnico pubblicato dal GSE nel dicembre 2012). Grazie infatti a una convenzione fra produttori di moduli fotovoltaici e i sistemi di consorzi che gestiscono lo smaltimento di questi ultimi, a garantire le spese e la corretta pratica di smaltimento sarà il produttore dei moduli fotovoltaici il quale comunica direttamente ai consorzi le matricole e la quantità di moduli immessi nel mercato.

Lo smaltimento dei moduli è divenuto quindi totalmente gratuito per i proprietari di impianti domestici, mentre per quanto riguarda i possessori di installazioni professionali, il costo della gestione di fine vita dei moduli è stato a loro carico fino ad aprile del 2014, quando cioè il Decreto Legislativo 49 ha imposto ai produttori anche il pagamento dello smaltimento dei pannelli professionali.

riciclo

Criticità

La normativa che riguarda lo smaltimento moduli dei pannelli solari è piuttosto articolata ma esaustiva e in grado di contrastare molte pratiche illegali. Non mancano però le criticità legate soprattutto all’ancora scarsa dimestichezza da parte dei centri di raccolta autorizzati nel gestire questa tipologia di rifiuti.

Una prima difficoltà deriva dalla mancanza di prassi ben definite presso molti centri di raccolta e trattamento. A volte, si trovano a dover gestire una tipologia di rifiuto insolita.

Una seconda criticità riguarda la difficoltà che alcuni operatori delle piattaforme di raccolta in Italia hanno nell’accettare i moduli fotovoltaici. In certi casi, fortunatamente pochi, gli addetti ai lavori hanno dimostrato di ignorare le procedure corrette e non hanno rilasciato le carte per le dichiarazioni di avvenuta consegna.

Iter di smaltimento

In primo luogo,  il modulo è destinato alla categoria R4. Questa include i PED (apparecchi a pressione), i rifiuti informatici e altri prodotti classificati come “non pericolosi”. Ogni rifiuto Raee presenta una percentuale più o meno alta di materiali immediatamente recuperabili e riciclabili. Nel caso dei pannelli solari questa ammonta a circa l’80%. L’alta riciclabilità dei moduli (composti da materiali quali il silicio, il rame, l’alluminio e altri) fa sì che vengano considerati rifiuti in grado di offrire un’importante mole di materie prime riutilizzabili.

Sebbene i moduli fotovoltaici siano considerati rifiuti non pericolosi, ci sono alcune eccezioni. Fra queste le più significative sono i pannelli fotovoltaici che contengono tellururo di cadmio il quale ha un alto grado di tossicità. Per questo tipo di moduli è obbligatoria l’avvertenza sul datasheet come rifiuto pericoloso e una differente destinazione come Raee speciale.

 

Fonte: Solare B2B – novembre 2019

 

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